Tragicommedia romana con caccia al ratto

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Non siamo a New York, dove la saga dei cittadini in lotta con i topi giganti, qualche anno fa, aveva preso una forma orrorifìco-grottesca, con leggende metropolitane sui roditori ghiotti di hamburger e sulle strade rese non attraversabili dagli eserciti di pantegane in corsa da un lato all’altro della carreggiata. Siamo a Roma, anno 2016, e la caccia ai topi o ratti che dir si voglia, incubo ricorrente nella città minacciata non soltanto dall’invasione dei pullman turistici, ma anche dal fantasma dell’emergenza monnezza, è diventata canovaccio da commedia. Accade infatti l’impensabile, a Roma, dove è scoppiato il caso del “rat-buster”, l’acchiappatopi amico dell’assessore alle Partecipate Massimo Colomban. Trattasi di Massimo Donadon, véneto come Colomban e imprenditore-leggenda nel ramo derattizzazione, con metodo sperimentato in più paesi, come scrive Repubblica nell’edizione locale, e riassumibile con la formula: fai mangiare al roditore quello che mangiano gli abitanti della sua città (“a New York esche con margarina e scarti di fast food”, a Boston esche con “maiale”, a Dubai esche con aromi di “cucina fusion”, a Parigi esche con burro). E, complice un’intervista (incauta) rilasciata da Donadon alla Tribuna di Treviso, in cui pareva che l’imprenditore avesse incontrato il sindaco Virginia Raggi, pareva già realtà lo sterminio dei topi grazie alle cosiddette “esche alla vaccinara”. Invece, ha detto Donadon dopo la smentita del Campidoglio, l’incontro è avvenuto con una semplice funzionaria comunale di cui l’imprenditore non ricorda il nome, ma che gli era parsa interessata ai suoi prodotti (per un test gratis in città), vista la non efficacia dei sistemi anti-ratto finora provati. “Bluff di Donadon, è stato detto, ma nel mondo delle post-verità la mezza-verità o mezza-bufala di Donadon (anche detto “El Sorzon”) è parsa subito ai romani più vera del vero e meno falsa del falso, specie per quella suggestione dell’esca alla vaccinara, particolare non horror ma splatter (“local” e non “giocai”, come si dice presso le cattedrali del cibo&vino). Particolare capace di riportare alla memoria il sindaco-icona e nume tutelare di Roma Emesto Nathan, che nel 1907 se la prese non con i topi ma con i gatti che dovevano farli fuori: gli toccò infatti, causa bilancio in rosso, di ridurre il capitolo di spesa “trippa per gatti” (da cui il detto “nun c’è trippa pe’ gatti“), e cioè le risorse per le “frattaglie” destinate alla colonia felina mantenuta dal Comune con l’intento di garantirsi una difesa naturale contro i roditori, minaccia costante per i documenti dell’archivio capitolino. Verità o non verità (leggendaria) vuole che Nathan pensasse di costringere i gatti ad adoperarsi per la propria soprawivenza senza “sussidio” in frattaglie: se non regaliamo frattaglie i gatti dovranno tantopiù rincorrere i topi, era il concetto (frase forse detta da Nathan e forse no: “Se non ci saranno più topi, vorrà dire che i gatti non serviranno più”). Tutto si tiene, che l’aneddoto, in tempi non renziani, fu raccontato a un Matteo Renzi non ancora premier ne segretario da Ignazio Marino, sindaco eletto nel 2013 con la grancassa delle promesse pedonali sui Fori della discordia. Poi vennero i conteggi (ha scritto Sergio Rizzo: “…gli esperti che fanno sfilare davanti agli occhi dei dirigenti le slide con le immagini delle differenti razze di roditori, circolano numeri impressionanti. C’è chi stima la popolazione dei ratti capitolini fra i sei e i nove milioni di esemplari: da due a tré per ogni cittadino…”). E venne il terrore di finire come New York, con la vera verità (documentata con foto) dei due topi che si litigano una fetta di pizza. Marianna Rizzini per Il Foglio

 

 

Virginia Raggi: un caso di incapacità che supera le divisioni politiche

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Per indire nuove elezioni sono necessario alcune condizioni politiche che al momento non ci sono; idem per il commissariamento che a questo punto molti sventurati cittadini romani si augurerebbero.

I pochi mesi in cui il Campidoglio è stato retto dal prefetto Tronca sono ricordati come una parentesi felice dopo le turbolenze del sindaco Marino e prima della provata inefficienza di Virginia Raggi.

Del resto anche a Bologna si ricordano i dodici mesi di commissariamento del prefetto Annamaria Cancellieri come un periodo di operosa tranquillità per l’amministrazione cittadina.

Con Virginia Raggi ci troviamo davanti a un caso di incapacità che supera divisioni politiche e adempimenti amministrativi, per non parlare degli orientamenti strategici sul futuro della capitale.

Siamo semplicemente al fatto che questa sindaca non sa dove mettere le mani e purtroppo si vede — ogni giorno. Anche perché, nel tentativo di rimediare in qualche modo, si è dovuta circondare di persone molto discutibili alle quali chiedere un po’ di aiuto e sostegno.

Dal punto di vista politico si è creato così il paradosso che se il M5S fosse oggi all’opposizione, vedremmo i militanti grillini scandire il loro slogan “o-ne-stà, o-ne-stà” sulla piazza del Campidoglio con i volti tesi e commossi delle grandi occasioni.

L’ultimo episodio offensivo di cui sono stato testimone diretto s’è verificato alla prima di Tristano al teatro dell’Opera. La sindaca s’è affacciata, ha indossato la fascia tricolore, s’è fatta un paio di foto ed è sgusciata via da una porta laterale.

Il sindaco presiede il consiglio d’indirizzo del teatro dell’Opera (niente meno!), Tristano è uno dei picchi della civiltà musicale, l’esecuzione è stata magistrale. Nessun commento. Corrado Augias per La Repubblica

Un Campidoglio non basta, la Raggi ne vuole un altro

virgina-raggi-cerca-casaLa Raggi cerca 50mila metri quadri d’uffici. mentre Roma regala case a chiunque ed è costretta ad affittarle per sé. Sul sito del dipartimento patrimonio, sviluppo e valorizzazione della giunta guidata da Virginia Raggi è apparso senza troppo clamore un avviso pubblico per «manifestazione di interesse alla locazione di immobili da destinare a fini istituzionali». La ricerca si propone di trovare m affitto – compatibilmente con le disponibilità di bilancio (non altissime) – per il 2017 e il 2018 pensando di fare contratti di locazione di 12 anni (6+6) ben 15 diversi lotti immobiliari. Una parte di questi riguardano attività sociali in essere in sedi inadeguate: 6 lotti sono richiesti per la sistemazione di sede scolastiche di quartiere e 4 per allocare i centri anziani in diversi quartieri. Due ricerche di locali in affitto riguardano le sedi istituzionali dei municipi (il XII e il XV) e uno la sede della polizia municipale del × Municipio. Ma gli altri due lotti riguardano la struttura centrale della amministrazione capitolina, e sono destinati a suscitare più di una discussione. Perché la giunta Raggi non cerca qualche ufficetto dove decentrare attività che starebbero un po’ strette attualmente. Ma una vera e propria sede bis del Campidoglio, viste le dimensioni richieste ad eventuali proprietari di immobili che offrano la loro disponibilità entro il mezzogiorno del prossimo 21 dicembre. Si cercano infatti 50mila metri quadrati come sede di uffici direzionali di Roma Capitale che possono essere distribuiti anche su più edifici con superficie minima di 4mila metri quadrati. Una vera e propria cittadella. A cui si aggiungono altri 5.500 metri quadrati più locali di pertinenza con destinazione ad ufficio da destinare ad «archivi vari dell’amministrazione capitolina». Di fatto sarebbe un trasloco di quasi tutta la amministrazione centrale del Campidoglio. Sorprende, perché da anni sul comune di Roma gravano circa 50 milioni di euro l’anno di fitti passivi per ospitare quegli uffici. E soprattutto perché a questo problema era già stata data soluzione alla fine della giunta di Gianni Alemanno, dall’assessore tecnico al patrimonio dell’epoca, Lucia Funari, con quella che è stata ribattezzata l’operazione «Campidoglio 2». Scelta certo di quella giunta, ma che impegnava contrattualmente il Comune di Roma. L’idea fu quella di recuperare un’area – quella intorno alla stazione Ostiense e di ristrutturare la Manifattura Tabacchi in rovina proprio per fare costruire in project financing la nuova sede dell’amministrazione capitolina. Fu fatta una gara, e la vinse il gruppo Astaldi, che ha il compito di costruire 5 corpi fabbrica di 134.700 mq per ospitare poco meno di 5 mila dipendenti comunali che avranno a disposizione 2mila posti nei parcheggi, oltre auditorium, asili nido, biblioteche, palestre, 53.300 mq di uffici, altri 13.500 in archivi che avrebbe dovuto poi occupare il Comune in cambio di un affitto annuale di 15 milioni di euro. Un impegno che è contrattualmente valido e che prevede le sue penali in ca so di disdetta. Questa al momento (abbiamo chiesto al Comune di Roma ma prima di andare in stampa non ci è stata fornita la risposta) non sembra essere stata data. Il traslocone in queste condizioni potrebbe esporre l’amministrazione a rischi finanziari di cui proprio non avrebbe bisogno nelle attuali condizioni di bilancio. La ricerca di mercato è comunque avviata. Mentre le procedure di vendita delle proprietà non più utili sono al momento ferme al palo… Franco Bechis per Libero